Coaching sportivo: viaggio tra parole potenzianti

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    Lo abbiamo chiamato Coaching  Sportivo.

    Niente di… mentale. Una specie di viaggio tra parole potenzianti.

    Si è concluso qualche giorno fa ed era un Progetto che voleva essere un esperimento. Bisognava finalmente osare e lo abbiamo fatto! Fare qualcosa che potesse essere utile a grandi e piccoli e che, a partire dalla Scherma, facesse un affondo nella vita.

    Perché se si vuole – secondo lo spirito più genuino del CONI –  che “lo sport sia per ogni persona una possibile fonte di miglioramento interiore” occorre osare la novità. A partire da se stessi, innanzitutto, come sportivi consapevoli che il risultato è un caso, la prestazione no.   

    Sono stati cinque incontri mensili in un percorso fatto di parole potenzianti, dall’inverno all’estate. Un viaggio dentro quelle domande che muovono e smuovono per andare dalla situazione attuale a quella desiderata. Parole e Domande a provocare in ciascuno la ricerca della propria risposta. Non solo nella vita, ma anche  da atleti ci si può trovare nelle grotte fredde e buie delle proprie convinzioni limitanti.

    Allora abbiamo provato a uscire sostenuti dalla capostipite delle parole potenzianti che ha del magico: sulla lavagna abbiamo scritto CONSAPEVOLEZZA. Sì, diventa consapevole di quel che stai facendo e del perché lo stai facendo. Per andare ad indagare su come lo stai facendo. Un viaggio tra il tuo sogno e la sua forza di farti volare. Hai capito quanto è importante porsi degli obiettivi e saperlo fare in modo appropriato è garanzia di poterli raggiungere. Ricordi? Dicevamo precisione, realismo e audacia insieme, una data e poi via via le altre caratteristiche così importanti per il tuo miglioramento.

    Quando si pensa che da quella grotta non si riuscirà mai ad uscire, ecco che ci deve sostenere la FIDUCIA, altra  parola affascinante, nel catalogo delle parole potenzianti e di grande efficacia. Storia antica il segreto di chi eccelle: possunt, qui posse videntur (vincono perché hanno fiducia nel loro potere). Vale a dire che vince solo chi è convinto di poterlo fare. Dunque, illimitata fiducia in se stessi: una semina da cominciare presto. E questo non vale solo per la Scherma e per lo Sport, perché si possono dimenticare presto le buone intenzioni e farsi divorare dal tarlo che da quella situazione non si uscirà mai.

    Buoni propositi e amara rassegnazione possono descrivere un’altalena persino rassicurante, ma pur sempre paralizzante. Un nuovo apprendimento si è allora fatto strada quando abbiamo parlato della MOTIVAZIONE e abbiamo lavorato sui dati portati da Daniel Goleman: dopo aver compreso “quanto i turbamenti emotivi interferiscono sulla vita mentale… perché quando sono ansiosi, adirati o depressi gli studenti non imparano, [è risultato chiaro che] chi si trova in questi stati d’animo non assorbe informazioni né è in grado di applicarle proficuamente“.

    Una nuova certezza si è fatta avanti “sull’effetto di una motivazione positiva ai fini della realizzazione dei propri obiettivi: cosa può fare la prevalenza di sentimenti di entusiasmo, fervore e fiducia in se stessi. Studi condotti su atleti olimpionici, musicisti di fama mondiale e grandi maestri di scacchi hanno messo in evidenza che l’aspetto comune a tutti questi individui è la capacità di automotivarsi in modo da sopportare durissimi programmi di studio e di allenamento“. Quando le proprie azioni hanno un motivo (motiv-azione), allora si comincia a pensare a qualcosa di eccezionale. Che deve essere possibile.

     E, forti di questa consapevolezza, ci è risultato evidente che per andare verso il proprio sogno serve CORAGGIO. Quello dato dalla formazione di un carattere etico, che evita le scorciatoie allettanti e opera scelte ispirate a valori saldi. Coraggio, viene da cuore ed è la qualità che fa la differenza soprattutto negli sport di combattimento come la Scherma, dove sotto la maschera si è soli e dove l’esposizione al giudizio degli altri può essere terribilmente pesante. Un impegno con se stessi: mai abbandonare il pensiero che se anche non si ha la potenza del ruggito, la volontà di provare e riprovare ancora domani è certo un segnale che il cuore c’è.

     E a giugno è arrivato il solstizio d’estate! Il momento di chiudere il ciclo: semina invernale e a primavera per poter accogliere la luce e il calore estivo! Non si potava che entrare nel mondo di una delle parole potenzianti per eccellenza: RESPONSABILITÀ. Perché è una abilità da acquisire. Perché riguarda le soluzioni. Ci siamo addentrati nella dinamica Inside-Out, la sola in grado di produrre miglioramenti efficaci. Lavorare sull’atteggiamento mentale che curi con attenzione lo sviluppo della propria area di influenza, secondo quanto suggerisce Steve Covey: ecco un buon grado di responsabilità.

     Ci siamo addentrati nel percorso che dalla dipendenza porta alla in-dipendenza e da questa alla inter-dipendenza, stadio più elevato per l’eccellenza in ogni ambito della vita. E addio alle convinzioni limitanti che ci bloccano e ci imprigionano. A cascata, disseminate qua e là altre parole potenzianti a dirci che migliorare si può. A volte è solo questione di un semplice raggio di sole che può portarci dove non avremmo mai pensato di arrivare, a vedere quel che non pensavamo ci fosse dentro di noi.

     Pronti ormai a scrivere la propria Mission! Quella farà la differenza.

      Ed ecco la metafora conclusiva del percorso:

     C’era una volta un giovane che a un certo punto della sua vita si ritrova a vivere in una grotta fredda e buia. È da un po’ di tempo che vive laggiù e non ricorda più come ci è arrivato. E non ricorda neanche più tanto bene come e dove viveva prima. Ogni tanto ha dei fugaci flash. Vede un bambino che gioca con i suoi amici a nascondino; un giovane che fa l’amore sulla spiaggia, che è soddisfatto per aver superato un esame importante. Ma questi ricordi appaiono sfuocati. Pur non stando bene in quella grotta fretta e buia, pensa che non riuscirà a venirne fuori.

    Ogni notte però si addormenta dicendo che l’indomani troverà il modo di uscirne fuori. L’indomani mattina si dimentica dei propositi della notte precedente e pensa invece alle infinite difficoltà. Pensa che se anche esce fuori dalla grotta non cambierà nulla perché potrà trovare solo altre grotte del tutto simili a quella in cui si trova. Che l’unica cosa che potrebbe stimolare uno sforzo per lasciare la grotta sarebbe la certezza di trovare qualcosa di eccezionale: ma questo qualcosa non esiste. Lui non merita nient’altro che quello che ha , date le numerose negligenze del passato: questa è l’unica condizione che merita e non può aspirare a nient’altro.

     Di notte si addormenta pensando che l’indomani troverà la forza di lasciare quel posto freddo e buio, e, quando si sveglia, trova delle buone ragioni per restarvi. Questa altalena dura da così tanto tempo che è diventato per lui un modo rassicurante di addormentarsi e di risvegliarsi.

    Una mattina viene risvegliato da un raggio di sole che illumina la sua grotta dandogli luce e calore. Il giovane non sa che è il giorno del solstizio d’estate e che per questa combinazione astrale la grotta viene illuminata e scaldata.

    Il giovane prima si fa ben riscaldare il cuore dai raggi del sole e poi lascia che la luminosità gli chiarisca le idee. Si guarda allora bene intorno e  nota che c’è una via d’uscita. Non l’aveva mai notata prima. Ma ora che tutto è più chiaro la vede e, passo dopo passo, e senza pensare più alle difficoltà che potrà incontrare, esce da quella grotta per non tornarci mai più (da C. Casula).

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